Carraro: "Qui si respira la pallavolo"

Intervista
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16/10/2018

La cabina di regia è territorio esclusivo di Giulia Carraro in questa fase precampionato che tiene lontana da Bergamo Carlotta Cambi. Aspettando che la regista azzurra arrivi a vestire la maglia della Zanetti Bergamo, è Carraro a orchestrare l’attacco rossoblù. Per questo Giulia è la persona più adatta a raccontare quale clima che si respira in gruppo. Perché è dalle mani della palleggiatrice che passano tutte le sensazioni della squadra…

“Sono molto contenta perché stiamo lavorando bene, c’è un bel clima in palestra e si vede che tutte hanno voglia di lavorare e di spingere: ci siamo unite da subito e questo ha portato a divertirsi in palestra. E quando ci si diverte le cose vengono meglio”.

E attorno alla squadra, qual è l’atmosfera?

“Si sente la voglia di tornare, di fare bene, di assistere alla rinascita”.

Conoscevi già bene Bertini. Ci spieghi la sua filosofia di gioco? Che cosa chiede in particolare a una palleggiatrice?

“A lui piace molto giocare veloce. Anche quando la palla non è perfetta. Le attaccanti non erano abituate, ma ho visto che si sono subito adattate a questo gioco e sembra che piaccia anche a loro.

La sua palleggiatrice deve imparare ad essere veloce nell’arrivare sotto la palla e precisa: se giochi una palla veloce, gli attaccanti si affidano a te, perché se non è precisa non riescono ad attaccare”.

Quanto tempo c’è voluto per trovare l’affinità con le nuove compagne?

“Se devo essere sincera non molto e credevo sarebbe andata diversamente. Perché se un attaccante non è abituato a questo gioco è difficile trovare la palla giusta per ciascuna. Ovviamente c’è ancora da lavorare, però da subito siamo riuscire a giocare come vuole Bertini”.

Quale tipo di palla vuole ognuna delle tue compagne?

Acosta, essendo un’attaccante che prende la palla molto in alto, ha bisogno di una veloce ma alta e da lassù può fare quello che vuole…

Mingardi ha bisogno di una palla super veloce e poi pensa lei a spaccare… Loda è una via di mezzo, ma è anche lei una che tira.

Olivotto vuole una palla veloce ma un po’ più morbida, perché la prende alta e poi decide come giocarla, invece Tapp chiede una super veloce. Mentre Strunjak è una via di mezzo tra le altre due centrali, ma ha una fast molto veloce.

Per Smarzek serve una palla veloce ma alta perché lei la prende alta e poi spacca…”

Come vivi il dualismo con Cambi?

“Solitamente è difficile creare un bel rapporto tra i due palleggiatori, proprio per la competizione che si crea. Devo dire però che lo scorso anno con Carlotta a Pesaro ci siamo trovate bene, forse perché abbiamo trovato il giusto equilibrio anche tra i nostri due caratteri: lei è una persona molto sicura di se stessa, non soffre la pressione del secondo palleggiatore che spinge da dietro. Io ho comunque cercato di allenarmi bene, di aiutarla, magari senza farle mai sentire che avessi voglia di giocare e quindi questo connubio ci ha fatto legare. La sto sentendo spesso, mi chiede come va la squadra, mi dice che non vede l’ora di essere qui.

Sarei però falsa a dire che mi piace stare in panchina. Mi piacerebbe avere spazio, ma conosco il mio ruolo, so di essere la seconda e sarò pronta quando Carlotta avrà bisogno”.

Quanto ci metterà ad adattarsi, ambientarsi ed entrare nei meccanismi al suo ritorno dai Mondiali?

“Difficile da dire. Ma non credo tantissimo. La squadra ha già impostato il gioco veloce e lei è abituata a giocare così. Le servirà giusto il tempo per capire quale palla le chiederanno le attaccanti e poi si inserirà velocemente”.

Dalla tua prima esperienza a Bergamo a oggi, che cosa è cambiato?

“La mia prima volta qui è stata nel Settore Giovanile, quindi in un ambiente diverso. Per me è un ritorno, ma è tutto nuovo. Il clima è familiare, si lavora bene ma non posso fare paragoni a quando ero in B1 o agli allenamenti fatti con la serie A. Ero una bambina, avevo paura di tutto. Mi ricordo che venivo, facevo la mia parte e finiva lì. Questa è un’altra vita. Qui si respira la pallavolo”.

Dove si può arrivare?

“Ci possiamo togliere molte soddisfazioni. Siamo un gruppo giovane che ha molta voglia di fare bene: se continuiamo a lavorare così, possiamo crescere molto”.

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