Roslandy Acosta si racconta. La schiacciatrice venezuelana che stiamo imparando a conoscere in campo, ha una storia speciale, fatta di tanti viaggi, in giro per il mondo.
Ci parla anche della difficile situazione del suo Paese e di quanto stia bene in Italia. E ci confida che la pallavolo non è stata la sua prima scelta: ha iniziato giocando a calcio…

Ci racconti come è il Venezuela? La gente, le città, come si vive?
“Il Venezuela è bellissimo e non lo dico solo perché è il mio Paese ma perché lo è veramente. Ci sono così tanti posti bellissimi da visitare come Los Roques, El salto Angel, La Gran Sabana, Medanos de Coro.
Ci sono così tanti posti da vedere… La gente, un tempo, era molto felice di godersi la vita. Ora la storia è diversa, c’è delinquenza e violenza soprattutto perché molte persone sono disperate perché non riescono a comprare ciò che vogliono, primo perché è difficile da trovare e secondo non hanno i soldi per farlo”.

La conferenza dei presidenti del Parlamento Europeo ha deciso di attribuire il Premio Sakharov 2017 per la libertà di pensiero all’opposizione democratica in Venezuela. Ci spieghi che cosa è successo in Venezuela negli ultimi mesi?
“La maggior parte dei rappresentanti dell’opposizione sono ora in prigione, perché il governo non vuole che mostrino la situazione del Paese. L’opposizione ha combattuto così tanto contro il governo che ha finito per metterli in prigione. Con una situazione come questa, il Venezuela peggiora ogni giorno”.

La tua famiglia come vive?
“Vive in una piccola città, La Guaira: è davvero calmo lì, anche se siamo molto vicini a Caracas, tipo 25 minuti. Calma perché non si combatte contro il governo, come in altre città. D’altro canto, tutte le città sono nella stessa situazione, spesso senza acqua e cibo e con molti disoccupati”.

E la pallavolo? E’ molto seguita? Perché hai iniziato a giocare a pallavolo?
“Si, un sacco di gente ama la pallavolo ma gli sport più seguiti sono il baseball e il calcio.
Ho iniziato a giocare a pallavolo perche mia madre mi ha sempre detto di provare a vedere se mi piacesse, prima giocavo a calcio. Uno dei suoi amici era un allenatore di beach volley e ho iniziato così. L’inizio è stato difficile, ma poi ho iniziato ad amare questo sport”.

Perché hai scelto di giocare a pallavolo in giro per il mondo?
“Da quando sono entrata nel giro della Nazionale, l’obiettivo era quello di laurearmi e continuare a giocare a pallavolo da professionista. Così, quando ho avuto l’opportunità di andare in America per una borsa di studio per studenti, l’ho presa al volo. Finito il college, ho avuto l’opportunità di continuare a giocare e ho realizzato quello che è sempre stato un sogno per me”.

Hai visto gli Stati Uniti, la Finlandia, la Svizzera, la Germania e ora l’Italia. Quali sono le differenze tra questi paesi? Dove sei stata meglio?
“Tutti Paesi molto diversi, a cominciare dalla Finlandia, dove è davvero freddo e buio rispetto ad altri posti come la Svizzera, la Germania e l’Italia.
La Svizzera è un bel paese, mi è piaciuto davvero stare lì, ma la gente non segue la pallavolo così tanto. In Germania sono stata due anni: mi piace davvero il paese, il cibo e le città e come la gente ama la pallavolo.
In ogni posto sono stato felice e la cosa migliore è stata imparare da ogni cultura, perché per me tutto era diverso rispetto al Venezuela. Per esempio noi non abbiamo neve…
E ora l’Italia. Beh, la mia esperienza qui fino ad ora è fantastica. Ho sempre sognato di giocare qui e di conoscere questo bellissimo Paese perché ha tanti posti incredibili. Mi piace anche il modo in cui la gente ama la pallavolo.
Qui mi sento in una famiglia ed è difficile sentirsi così lontano da casa. Mi sento fortunata ad essere qui”.